[...] Noi abbiamo esiliato la bellezza, i Greci per essa han preso le armi. È la prima differenza, ma risale molto addietro. Il pensiero greco si è sempre trincerato nell'idea di limite. Non ha spinto nulla all'estremo, nè il sacro, nè la ragione, perché non ha negato nulla, né il sacro, né la ragione. Ha tenuto conto di tutto, equilibrando l'ombra con la luce. Invece la nostra Europa, lanciata alla conquista della totalità, è figlia della dismisura. Essa nega la bellezza come nega tutto quello che non esalta. E, per quanto in modo diverso, esalta una sola cosa: l'impero futuro della ragione. Nella sua follia, essa allontana i limiti eterni e, nello stesso istante, oscure Erinni le si avventano sopra e la straziano. Vecchia Nemesi, dea della misura, non della vendetta. Chi supera il limite, ne è castigato senza pietà.
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venerdì 8 dicembre 2017
lunedì 19 dicembre 2016
Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Konstantinos Kavafis - Settantacinque poesie
(In foto: Giorgio De Chirico - Il ritorno di Ulisse, 1973 - Musée d’Art moderne de la Ville de Paris)
giovedì 8 dicembre 2016
Sulla lettura
"Della lettura si percepisce in genere questo: che tende a farsi sempre più veloce e strumentale, come se tenesse con noi un rapporto estrinseco e di mero utilizzo. Perfino i libri, che di per sé chiedono un attimo di pausa, un momento di riflessione e di dedizione, resistono nella forma del manuale. Strumento indispensabile per le necessità della vita, la lettura si allea immediatamente con un'antica e comoda rassicurazione: il mondo è già in ordine, ed è sufficiente una guida turistica. A dispetto di questa evidenza quotidiana che la relega nel regno della strumentalità, nell'esperienza della lettura si trova anche qualcosa di più profondo. La lettura non si lascia infatti esaurire in un rapporto estrinseco e strumentale, perché con l'umano intrattiene piuttosto un rapporto «ontologico»: la lettura è una «modalità del nostro essere» che, ben lungi dal farsi complice con la fine di ogni interrogativo, sospende proprio, e mette perfino in discussione, ciò che è così come è. L'esperienza della lettura solleva in alto, allontana da sé e dal proprio essere centrati su se stessi, fa incontrare dell'altro. La lettura rapisce. Anche se questo vale soprattutto per la grande letteratura, è già sufficiente per dire che nell'esperienza autentica della lettura succede un inspiegabile distrarsi da sé, che è poi l'apparizione di altri pensieri e di altre voci rispetto alle proprie. La lettura chiama fuori, distrae. La lettura fa dimenticare, ma questa dimenticanza non è un perdere qualcosa: è, casomai, un ritrovare che inaugura l'ingresso del mondo degli altri nel mio mondo. La lettura sconvolge dalle fondamenta la presunzione di un mondo unico."
Franco Riva - Saggio introduttivo a "Etica e infinito. Dialoghi con Philippe Nemo" di Emmanuel Lévinas
(In foto: Edward Hopper - Compartment C, Car 293 (Scompartimento C, Carrozza 293), 1938, Olio su tela, 50,8X45,7cm - Collection IBM Corporation - Armonk, New York, USA)
Franco Riva - Saggio introduttivo a "Etica e infinito. Dialoghi con Philippe Nemo" di Emmanuel Lévinas
(In foto: Edward Hopper - Compartment C, Car 293 (Scompartimento C, Carrozza 293), 1938, Olio su tela, 50,8X45,7cm - Collection IBM Corporation - Armonk, New York, USA)
sabato 19 novembre 2016
Andrej Tarkovskij: poeta del sogno
"[...] la logica dei collegamenti si fonda su una semplificazione della complessità esistenziale. Tuttavia il materiale cinematografico può essere collegato anche in un’altra maniera, nella quale l’elemento principale è costituito dal disvelamento della logica del pensiero di una persona. In tal caso sarà appunto quest’ultima a dettare l’ordine di successione degli avvenimenti, il montaggio che fa di essi un tutto unico. La nascita e lo sviluppo del pensiero sono soggetti a speciali leggi e la loro espressione talvolta esige forme che si differenziano dalle costruzioni logico-speculative. A mio modo di vedere la logica poetica è più vicina alle leggi di sviluppo del pensiero e, di conseguenza, alla vita stessa, della logica della drammaturgia tradizionale. E invece sono i metodi del dramma tradizionale che vengono considerati gli unici modelli e che per molti anni hanno determinato la forma di espressione del conflitto drammatico.
domenica 30 ottobre 2016
Václav Havel: per un ritorno all'umano
"Cos’hanno davvero in comune il mondo di un contadino medievale e quello di un giovane ragazzo? Qualcosa di sostanziale, penso. Sia il ragazzo, sia il contadino sono radicati molto più profondamente in quello che alcuni filosofi chiamano il «mondo naturale», o Lebenswelt, di quanto non lo siano gli adulti più moderni. Non sono ancora cresciuti, alienati dal mondo delle loro vere esperienze personali, il mondo che possiede il suo giorno e la sua notte, il suo sotto (la terra) e il suo sopra (i cieli), dove il sole sorge ogni giorno a est, attraversa il cielo e tramonta a ovest, dove concetti come a casa e in luoghi estranei, bene e male, bellezza e bruttezza, vicino e lontano, doveri e diritti, possiedono ancora il significato di qualcosa di vivo e definito. Sono ancora radicati in un mondo che conosce la linea di demarcazione tra ciò che è intimamente familiare e propriamente oggetto del nostro interesse e ciò che si trova oltre il suo orizzonte, di fronte al quale dovremmo inchinarci con umiltà, in virtù del mistero che lo circonda...
mercoledì 12 ottobre 2016
Simone Weil: potere, oppressione e libertà
"[...] il male essenziale dell'umanità, la sostituzione dei mezzi ai fini. A volte appare in primo piano la guerra, a volte la ricerca della ricchezza, a volte la produzione; ma il male resta il medesimo. I moralisti volgari si lamentano del fatto che l'uomo sia guidato dal suo interesse personale; volesse il cielo che così fosse! L'interesse è un principio d'azione egoista, ma delimitato, ragionevole, che non può generare mali illimitati. Al contrario la legge di tutte le attività che dominano l'esistenza sociale, fatta eccezione per le società primitive, è che ciascuno sacrifichi la vita umana, in sé e negli altri, per cose che costituiscono solo dei mezzi per vivere meglio. Questo sacrificio riveste forme diverse, ma tutto si riassume nella questione del potere. Il potere, per definizione, non costituisce che un mezzo; o, per meglio dire, detenere un potere significa semplicemente possedere dei mezzi di azione che oltrepassano la forza così ristretta di cui un individuo dispone per se stesso. Ma la ricerca del potere, per il fatto stesso che è essenzialmente impotente a raggiungere il proprio oggetto, esclude ogni considerazione di fine, e giunge, per un rovesciamento inevitabile, a prendere il posto di tutti i fini. È questo rovesciamento del rapporto tra il mezzo e il fine, è questa follia fondamentale che rende conto di tutto ciò che vi è d'insensato e di sanguinoso nel corso della storia. La storia dell'umanità viene a coincidere con la storia dell'asservimento che fa degli uomini, oppressi e oppressori, il puro zimbello degli strumenti di dominio che essi stessi hanno fabbricato, e riduce così l'umanità vivente a essere cosa fra le cose inerti."
Simone Weil - Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale
(In foto: Simone Weil)
Simone Weil - Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale
(In foto: Simone Weil)
domenica 2 ottobre 2016
Bertolt Brecht - Ninne Nanne
Quando ti partorii, già i tuoi fratelli strillando
volevano una minestra, e io però non l'avevo.
Quando ti partorii, non avevamo soldi per il gas
Così fu scarsa la luce che il mondo ti diede.
Quando ti portai nel grembo per tutti quei mesi
parlavo di te con tuo padre,
ma per il dottore non avevamo soldi,
ci servivano per spalmare il pane.
Quando ti concepii, già avevamo sepolto
quasi ogni speranza nel pane e nel lavoro -
e solo in Karl Marx e in Lenin era scritto
che noi lavoratori abbiamo un futuro.
II
Quando ti portavo nel mio grembo, per noi le cose
non andavano proprio per il verso giusto,
e spesso dicevo: l'essere che io porto,
capita in un mondo perverso.
venerdì 23 settembre 2016
La Luna
C’è tanta solitudine in quell’oro.
La luna delle notti
non è luna che
il primo Adamo vide.
I lunghi secoli dell’umano vegliare
l’han colmata d’antico pianto.
Guardala.
È il tuo specchio.
Jorge Luis Borges
(In foto: Ivan Konstantinovič Ajvazovskij - Notte di Luna, 1885)
martedì 20 settembre 2016
Onestà
"Chiedere onestà a una persona pubblica non vuol dire soltanto chiederle che si astenga dal commettere dei furti, delle truffe o delle frodi, non vuol dire soltanto chiederle che si astenga da ogni specie di azione ideata a danno della società o dei privati. Vuol dire anche chiederle che abbia in odio tortuosità e ambiguità, che in ogni istante si interroghi per capire se l’immagine che ha di sé stessa dentro di sé è limpida o torbida, se la strada sulla quale procede è dritta o tortuosa. Noi da diversi anni avevamo preso l’abitudine di pensare che nella vita pubblica, l’onestà individuale fosse poco, e che occorressero, per giovare alla società, altre qualità più sottili, più complesse, più sofisticate e più astute...
domenica 18 settembre 2016
Eterni viandanti
"Eterni viandanti di noi stessi, non esiste altro paesaggio se non quello che siamo. Non possediamo nulla, perché non possediamo neppure noi stessi. Non abbiamo niente perché non siamo niente. Verso quale universo potrei mai tendere la mano? L’universo non è mio: sono io."
Fernando Pessoa - Il libro dell'inquietudine
(In foto: Caspar David Friedrich - Viandante sul mare di nebbia, 1818, olio su tela, 98,4 x 74,8 cm - Hamburger Kunsthalle, Amburgo)
Fernando Pessoa - Il libro dell'inquietudine
(In foto: Caspar David Friedrich - Viandante sul mare di nebbia, 1818, olio su tela, 98,4 x 74,8 cm - Hamburger Kunsthalle, Amburgo)
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