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martedì 17 gennaio 2017

Giacomelli: riflessioni sulla fotografia

“Per me che uso la macchina fotografica è interessante uscire dal piano orizzontale della realtà, avere la possibilità di un dialogo stimolante perché le immagini abbiano un respiro irripetibile. Riscrivere le cose cambiando il segno, la conoscenza abituale dell’oggetto, dare alla fotografia una pulsazione emozionale tutta nuova. Il linguaggio diventa traccia, necessità, spirito dove la forma si sprigiona non dall’esterno, ma dall’interno in un processo creativo. Lo sfocato, il mosso, la grana, il bianco mangiato, il nero chiuso sono come esplosione del pensiero che dà durata all’immagine, perché si spiritualizzi in armonia con la materia, con la realtà per documentare l’interiorità, il dramma della vita. Nelle mie foto vorrei che ci fosse una tensione tra luce e neri ripetuta fino a significare. Prima di ogni scatto c’è uno scambio silenzioso fra oggetto e anima, c’è un accordo perché la realtà non esca come da una fotocopiatrice, ma venga bloccata in un tempo senza tempo per sviluppare all’infinito la poesia dello sguardo, che è per me forma e segno dell’inconscio. Il linguaggio è così la coscienza espressiva interna che ha accarezzato la realtà pur rimanendo fuori, è l’attimo originale testimone di una realtà tutta mia, un prelievo fatto sotto la pelle dell’oggetto, guidato fuori dalle regole per una libertà che è anche allargamento della possibilità del reale”.



"NESSUNA IMMAGINE PUO' ESSERE LA REALTÁ
L'immagine è spirito, materia, tempo, spazio, occasione per lo sguardo. Tracce che sono prove di noi stessi e il segno di una cultura che vive incessantemente i ritmi che reggono la memoria, la storia, le norme del sapere."



"In fondo fotografare è come scrivere: il paesaggio è pieno di segni, di simboli, di ferite, di cose nascoste. È un linguaggio sconosciuto che si comincia a leggere, a conoscere nel momento in cui si comincia ad amarlo, a fotografarlo. Così il segno viene a essere voce: chiarisce a me certe cose, per altri invece rimane una macchia."



“È la formazione dell’immagine (il processo di creazione) che a me interessa più ancora della forma stessa. La formazione dell’immagine è il filtro delle idee, dell’indicibile.”



Mario Giacomelli

(Fonti: www.mariogiacomelli.it | www.archiviomariogiacomelli.it)

venerdì 21 ottobre 2016

Sos Terra

"Sempre piú estesa è la distruzione degli equilibri della natura. Sempre piú devastato è il paesaggio. Sempre piú indifeso, esso è nei confronti degli uomini di denari. Sempre piú vasti sono i depositi di rifiuti, che crescono attorno a noi e, a un certo punto, sopra di noi che non sappiamo smaltirli. Smaltire: verbo terrificante del nostro tempo! Sempre piú intensamente la terra è spremuta delle sue risorse destinate a essere smaltite come rifiuti. Sempre piú difficile le è il rigenerarsi. Il rapporto tra distruzione definitiva e capacità rigenerativa è ormai largamente sbilanciato a favore della prima. Si vive non volendo vedere. Perfino l’atmosfera che avvolge la terra è diventata una bolla di veleni. La stupefacente varietà della vita ch’essa ospitava si riduce progressivamente e molto di ciò che ancora resta sta confinato in artificiali «parchi» o «riserve» naturalistiche, la cui esistenza o, meglio, resistenza è resa per ora possibile per la coesistenza di altri interessi speculativi, turistici o scientifici che ne richiedono porzioni «incontaminate»...

lunedì 12 settembre 2016

Tempo di viaggio

"C'è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore. Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta. Così come non credo che si viaggi per tornare. L'uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perchè, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da sè stessi non si può fuggire. Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando."

Andrej Arsen'evič Tarkovskij


(Foto di Steve McCurry - Srinagar, Kashmir, 1996)